meditation 1794292 1920

Questo glossario della meditazione nasce dall’esperienza diretta e cita insegnamenti e fonti autorevoli. Viene implementato grazie al contributo degli allievi della scuola LA WAY per l’insegnamento della Meditazione - Mindfulness.

Il contributo di ciascuno è benvenuto.

 

 

A come APERTURA

Apertura alla e nella pratica meditativa intesa come "darsi la possibilità" di soffermarsi dal turbinio della mente e riportare l'attenzione consapevole e gentile al momento presente, sia che siamo seduti sul cuscino sia che siamo immersi in qualsiasi attività quotidiana.

A come ATTACCAMENTO

L’attaccamento é una delle principali cause di sofferenza, ci porta ad identificarci con l’oggetto del nostro desiderio. Ciò é illusorio perché non riusciamo più a vedere la reale IMPERMANENZA di cui ogni cosa é costituita: i nostri, pensieri, le nostre emozioni e sensazioni mutano continuamente così come le nostre relazioni,….Ci affanniamo quotidianamente per raggiungere la felicità in ciò che è effimero e per sua natura mutevole. Meditare sull’impermanenza è fonte di preziosa consapevolezza della realtà.

B come BENESSERE

Il concetto di benessere può fuorviarci in una ricerca di piacevolezza. Ben-essere é qui inteso come stare con sè. Essere nel presente, essere con quello che c'é. La meditazione ci dà la possibilità di coltivare le qualità innate e fondamentali presenti in noi. Qualità che ci indirizzano verso il bene per noi stessi e per il mondo che ci circonda.

C come COSTANZA

Essenziale elemento di crescita nella meditazione. La costanza permette alla goccia di eròdere la pietra così come ci permette di esplorare il momento presente, attimo dopo attimo nella pratica meditativa. Senza costanza non è possibile crescere nell'esperienza della pratica meditativa. Non ci sono obiettivi da raggiungere, l'obiettivo é il viaggio.

D come DHAMMA

“In termini buddhisti si parla di Dhamma, o Dharma, che significa appunto `la realtà

delle cose', `la legge di natura'. Quando osserviamo e `pratichiamo il Dhamma',

apriamo la nostra mente alla realtà delle cose. Così facendo, non stiamo più reagendo

ciecamente all'esperienza sensoriale ma la comprendiamo, e attraverso la

comprensione cominciamo a lasciarla andare. Cominciamo a liberarci dal nostro essere

sopraffatti o accecati e illusi dall'apparenza delle cose. Ora, essere consapevoli e

svegli non significa diventarlo, ma appunto esserlo. Quindi osserviamo la realtà delle

cose in questo preciso momento, piuttosto che adoperarci ora per diventare

consapevoli in futuro".

Tratto da Consapevolezza, la via oltre la morte. Insegnamenti alla meditazione di Ajhan Sumedho.

 

D come DISCIPLINA

La pratica meditativa é un percorso che dura tutta la vita se intesa come percorso di crescita che accompagna la nostra esistenza e la sua evoluzione. La disciplina è senso di responsabilità nei confronti della meditazione, quale aspetto prezioso del quotidiano.

Occorre disciplinarsi dandosi un tempo per la meditazione seduta e pian piano educare la mente alla presenza mentale in ogni attività quotidiana. La consapevolezza é sempre accompagnata da una disciplina interiore che la nutre e la sostiene nel tempo.

D come DUKKHA

Il termine Dukkha tradotto con "sofferenza" é al centro della dottrina buddista.

Dukkha è composto da due parti: DHU e KHA, DHU è un prefisso negativo e KHA significa “Vuoto”, per cui la parola DUKKHA può essere intesa come ogni situazione spiacevole, di sofferenza, ogni situazione insoddisfacente, incompleta o dolorosa della vita. La meditazione ci aiuta ad esplorare e conoscere la vera natura della sofferenza. Il sentiero percorso dal Buddha ci istruisce sull'origine della sofferenza e su come affrancarci da essa.

E come ENERGIA

La pratica meditativa è carburante naturale di energia. Se all'inizio lo sforzo concentrativo può "stancare" il corpo e la mente, pian piano la pratica diventa un abito comodo, la mente e il corpo si acquietano e il consumo energetico diminuisce. Questo permette alla nostra mente di generare energia che percepiamo come fresca e nuova  a  livello di lucidità, presenza, attenzione, concentrazione, calma vigile.

F come FIDUCIA

La fiducia è compagna fedele del percorso meditativo, non è fede cieca ma deriva dalla consapevolezza del percorso e del suo divenire, non si attacca al risultato ma è fuoco vivo che ci motiva nel cammino. La fiducia è essenziale per la pratica e nello stesso tempo la pratica rinforza la fiducia rendendoci più aperti e disponibili ad accogliere ciò che incontriamo, piacevole o spiacevole che sia.

G come GIOIA

La gioia compartecipe, in lingua pali MUDITA, è una qualità fondamentale che possiamo ritrovare in noi grazie alla pratica meditativa. E' il terzo Brahmavihāra (dimore divine): le prime due sono la gentilezza amorevole e la compassione. MUDITA é' la capacità di gioire della vita altrui e dell'altrui bellezza, successo, gioia.

Grazie alla meditazione sviluppiamo un'ottica NON egoica in cui ci riconosciamo esseri umani strettamente connessi gli uni con gli altri.  MUDITA é l'antidoto naturale all'invidia e alla gelosia.

H

I come INTER-ESSERE

Il monaco buddista vietnamita Thich Nath Hanh ha coniato la parola “Inter – essere” come condizione essenziale del nostro essere al mondo. Non siamo soli ma strettamente connessi a tutto ciò che ci circonda, al cosmo intero. Da questa profonda comprensione  scaturiscono naturalmente il rispetto verso di sé e gli altri, la gentilezza amorevole, la compassione, l’ascolto profondo e l’amore.

L come LASCIAR ANDARE

Grande esercizio e benefìcio della pratica meditativa è l'attitudine al " lasciar andare". Imparare ad osservare i nostri "attaccamenti" conferisce un senso profondo di libertà ed è  ispirazione a proseguire nel cammino. Lasciare andare non significa bonariamente lasciar perdere ma ha in sè la qualità della rinuncia consapevole. La rinuncia a reagire in modo compulsivo, la rinuncia a ferire con intenzioni, parole o azioni, la rinuncia a ciò che danneggia qualsiasi sfera dell'esistenza. Rinunciare come atto di coraggio e consapevolezza per imparare a NON fare resistenza alla vita stessa, al cambiamento e all'impermanenza che la contraddistinguono. Lasciar andare è fondamentale per imparare a discernere ciò che per noi é giusto e ciò che non lo è e fluire nella vita come un fiume verso la sua foce.

M come MINDFULNESS

MINDFULNESS - in lingua pali SATI – é una qualità della mente che coltiviamo nella consapevolezza attraverso pratiche meditative che ci aiutano a "vivere nel momento presente", ovvero a essere pienamente presenti alla vita che fluisce momento per momento. Non è uno sforzo di attenzione, ma a partire dall'attenzione focalizzata, da una mente più stabile, osserviamo momento per momento il flusso incessante di sensazioni, emozioni e pensieri che emergono nella percezione della nostra coscienza.

M come MANDALA

Nella tradizione religiosa buddista e induista, il mandala é la rappresentazione simbolica del cosmo, realizzata con intrecci di fili su telaio o con polveri di vario colore sul suolo, o dipinta su stoffa, o affrescata sulle pareti del tempio.

Creare un mandale e meditare sul mandala porta innumerevoli meriti.

N come NIBBANA

Nibbana in lingua pali o NIRVANA in sanscrito indica il raggiungimento della pienezza spirituale del Nobile Ottuplice Sentiero. Ha un significato differente a seconda delle tradizioni interne al Buddismo ma generalmente indica la cessazione del ciclo delle rinascite – SAMSARA –  nel raggiugimento dello Stato supremo di Non Sè e Vuoto, di Buddità.

L’illuminato non avrà più la necessità di reincarnarsi perché ha raggiunto l’illuminazione.

N come NIRODHA

In lingua pali NIRODHA indica la verità della cessazione del dolore.
Per sperimentare l'emancipazione dal dolore, occorre lasciare andare tṛṣṇā, l'attaccamento alle cose e alle persone, alla scala di valori ingannevoli per cui ciò che è provvisorio è maggiormente desiderabile. Questo stato di cessazione viene denominato nirodha.

O come OSTACOLI

In qualsiasi cammino spirituale si incontrano ostacoli. Nella pratica meditativa incontriamo 5 ostacoli principali: il desiderio sensoriale, l’insoddisfazione, la pigrizia e il torpore, l’irrequietezza, il dubbio. Tutti e 5 si manifestano a livello fisico, energetico, mentale e spirituale. La pratica meditativa ci aiuta a riconoscerli e osservarli nel loro giungere, trasformarsi e cessare. Gli ostacoli sono sempre una preziosa occasione di conoscenza di sé e di crescita.

P come PACE

Pace intesa come qualità dell’anima che va oltre la sensazione di benessere fisico e mentale che possiamo incontrare lungo il cammino. La pace è qualcosa di più profondo, è quel silenzio intimo e creativo a cui possiamo attingere sempre. Si sviluppa pian piano con la costanza della pratica e dei suoi benefici. E’ una qualità sottile ma allo stesso tempo stabile e profonda.

Q come QUALITA’

Con la pratica meditativa ci mettiamo in contatto e sviluppiamo le qualità interiori sopite. Buddha sosteneva che per dimorare nella beatitudine fosse necessario praticare i 4 “Brahmavihara” (= rifugio in Brahma, divinità fonte dell’amore),  ovvero gentilezza amorevole - METTA , compassione – KARUNA , gioia - MUDITA, equanimità – UPEKKHA. Sono detti “Incommensurabili” perché nascono dall’amore vero e incondizionato.

Sono anche considerate “dimore divine” ma fanno parte della nostra natura a dimostrazione della bellezza che ci abita. Sono qualità del cuore e la pratica meditativa ci aiuta a coltivarle ed esercitarle nella nostra vita quotidiana.

R come RIFUGIO

Dice Ajahn Sucitto: “Prendere Rifugio” è la frase che esprime l’assunzione di un impegno nei riguardi del sentiero del Risveglio, così come originariamente insegnato dal Buddha più di 2500 anni fa. Suona in modo curiosamente umile: non tanto “Avanti verso la Luce” o “Raggiungere il Supremo”, quanto “trovare un posto sicuro fuori dalla tempesta”.

Prendiamo rifugio ogni qualvolta ci sediamo sul cuscino per meditare e alleniamo il nostro cuore a trovare rifugio sempre, al di là del momento meditativo. E’un’ attitudine, un’intenzione, un orientamento e un’apertura del cuore che, grazie alla pratica, ci accompagna in ogni momento.

Nel sentiero buddista prendiamo rifugio nel Buddha, nel Dhamma (gli insegnamenti del Buddha), nel Sangha.

S come SANGHA

“Prendere rifugio nel Saṅgha significa che prendiamo rifugio nella virtù, in ciò che è buono, virtuoso, gentile, compassionevole e generoso. Non prendiamo rifugio in quelle parti della nostra mente che sono meschine, malevole, crudeli, egoiste, invidiose, piene di odio e di rabbia, anche se non c’è dubbio che questo è ciò che spesso tendiamo a fare per incuria, quando non riflettiamo e non siamo vigili, e quindi reagiamo semplicemente alle condizioni. Prendere rifugio nel Saṅgha vuol dire, a livello convenzionale, fare il bene e astenersi dal fare il male con azioni o parole.” Ajahn Sumedho.

Sangha vuol dire gruppo e concretamente partecipare ad un gruppo di pratica favorisce la nostra pratica, la rinforza. Il gruppo facilita il confronto e il sostegno di cui abbiamo sempre bisogno in quanto essere “sociali”. Il percorso meditativo è un percorso individuale che ci apre alla relazione con l’altro, con il mondo, in modo consapevole.

S come SAGGEZZA

“Ricorda che non ottenere ciò che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna”. Questa frase, pronunciata dal Dalai Lama che significa in tibetano “Oceano di Saggezza” ci indica concretamente la via per la Saggezza. Fare pienamente esperienza della vita imparando dall’imprevisto, dall’inaspettato, dallo spiacevole. Per fare questo occorre praticare la semplicità e l’umiltà che solo la meditazione ci regala, imparare ad osservare, senza lasciarci trascinare, le illusioni dell’EGO, ridimensionando le nostre bramosie ed avversioni.

S come SAMATHA

La parola samatha deriva dalla lingua PALI (utilizzata in ambito religioso), e significa “concentrazione”, “quiete”. Le radici semantiche del termine rimandano ai concetti di pacificazione, nella prima parte (sa-,shama o shi in tibetano), e di pausa o rallentamento nella seconda (-tha). La meditazione SAMATHA ci permette di focalizzare la mente su un oggetto, per esempio il movimento del respiro nell’addome, e di stare con esso finché la mente si è pacificata, calmata. E’ una tecnica meditativa che ha valore di per sé o, per la sua capacità di concentrare la mente, può essere preparatoria ad altre tecniche meditative.

T come TRE GIOIELLI o TRE VEICOLI

Triratana in lingua pali significa TRE GIOIELLI. Si indicano il Buddha, il Dhamma e il Sangha e come descritto alla voce RIFUGIO sono anche i tre Rifugi o tre Veicoli della pratica buddista.

“Buddham saranam gacchāmi” - Prendo rifugio nel Buddha.

“Dhammam saranam gacchāmi” - Prendo rifugio nel Dharma o (Dhamma)

“Sangham saranam gacchāmi” - Prendo rifugio nel Sangha

U come UPEKKHA

“L’equanimità è l’opposto dell’attaccamento, è non-attaccamento. È una dimensione determinante del sentiero interiore. Ovviamente, esistono diversi gradi di equanimità, ma anche un’aspirazione, una sincera aspirazione verso di essa è già un inizio di vera equanimità. Dunque, l’equanimità è l’anima del lavoro interiore, il cuore del sentiero, il cuore della realizzazione e dell’adempimento. L’equanimità è l’anima della presenza mentale che chiamiamo consapevolezza non-giudicante, cioè una consapevolezza che tende all’equanimità. L’equanimità è il cuore della saggezza, non si può guardare in profondità senza l’intimo equilibrio dell’equanimità. E l’equanimità è anche il nucleo più profondo dell’amore, della compassione, della gioia empatica.
Nell’insegnamento delle quattro dimore sublimi: metta, gentilezza amorevole; karuna, compassione; mudita, gioia empatica; upekkha, equanimità, l’equanimità viene per ultima, è l’ultima ad essere insegnata, come per evidenziare che gli stati che la precedono, la gentilezza amorevole, la compassione, la gioia empatica, non sono autentici se sono privi di equanimità”. Corrado Pensa.

Solo l’esercizio costante della meditazione ci aiuta a sviluppare le dimore divine in noi e renderle fertili per la trasformazione della nostra vita.

V come VERITA’, le 4 nobili VERITA’

Una volta il Beato era in una foresta di simsapa presso Kosambi. Raccolse una manciata di foglie e chiese ai monaci: "Quali pensate, o bhikkhu, che siano più numerose, le foglie che ho in mano o quelle che sono sugli alberi del bosco?"

"Le foglie che il Beato ha raccolto con la mano sono poche, Signore; quelle che sono nel bosco sono molte di più….Allo stesso modo, bhikkhu, le cose che ho conosciuto per esperienza diretta sono molte di più; quelle che vi ho detto sono soltanto una parte. Perché non vi ho parlato delle altre? Perché esse non portano beneficio, non fanno progredire nella Vita Santa, e non conducono al distacco dalle passioni, al lasciar andare, alla cessazione, alla calma, alla conoscenza diretta, all’Illuminazione, al Nibbana. Ecco perché non ve ne ho parlato. E che cosa vi ho detto? Questa è la sofferenza, questa è l’origine della sofferenza, questa è la cessazione della sofferenza, questa è la via che porta alla cessazione della sofferenza. Questo è ciò che vi ho detto. Perché vi ho detto ciò? Perché questo porta beneficio e progresso nella Vita Santa, perché conduce al distacco dalle passioni, al lasciar andare, alla cessazione, alla calma, alla conoscenza diretta, all’Illuminazione, al Nibbana. Quindi, bhikkhu, fate che il vostro compito sia la contemplazione di: "Questa è la sofferenza, questa è l’origine della sofferenza, questa è la cessazione della sofferenza, questa è la via che conduce alla cessazione della sofferenza." Samyutta Nikaya, LVI, 31

Le 4 nobili verità sono l’essenza e l’orientamento dell’insegnamento del Buddha.La pratica meditativa ci aiuta a farne esperienza.